Ornitologi Marchigiani

OTTOBRE 2017

AverlaMaggiore smallOTTOBRE 2017

Foto di MINA PASCUCCI – AVERLA MAGGIORE (Lanius excubitor Linnaeus, 1758)

Il sole era appena tramontato e come altre volte ero rimasta ad attendere che il cielo si riempisse di quelle lievi sfumature rosa che rendono il paesaggio fiabesco.

La passeggiata a C.da Botonto in quel giorno di ottobre non mi aveva riservato particolari sorprese: storni, passeri, fringuelli, cincie, pettirossi, poiane e gheppi, immersi in una luce opaca che li rendeva indistinti. Ed ora, i loro versi di contatto erano stati sostituiti da quell’ improvviso silenzio che precede il crepuscolo. Le diverse emozioni che durante il mese di maggio mi aveva donato quest'area collinare vicina alla città di Macerata, compresa tra le vallate dei fiumi Chienti e Potenza, erano ancora vive: falchi cuculo in alimentazione, falchi di palude, albanelle pallide, 3-4 coppie di ortolani nidificanti contornati da upupe, codirossi, strillozzi, rondini, balestrucci, il canto sistematico della civetta all'imbrunire e decine di gruccioni sui fili sopra la casa con le arnie per il miele. I falchi cuculo si erano fermati per alcuni giorni e così, oltre a contarli, avevo anche potuto osservarli sul dormitorio, scelto in un punto difficilmente visibile. Ad uno sguardo fugace, la località non ha nulla di speciale ed appare come il classico ambiente agricolo marchigiano, ma quando la si percorre a piedi, ecco che, inaspettatamente, diventa “pulsante” e gli alberi, i fili elettrici, i pali delle recinzioni, i terreni incolti, le case semi-abbandonate non sono più tali ma diventano anche posatoi, siti di alimentazione, luoghi di sosta,  riposo e nidificazione per molte specie di uccelli, tante delle quali ancora ignote.

All'improvviso, mentre mi accingo a raggiungere l’auto per andare via, un passeriforme,  di cui noto subito la lunga coda, mi arriva a ridosso delle spalle e nel suo vivace volo di spostamento, si posa sui fili elettrici tesi avanti a me “Che strano! E’ quasi notte e sta ancora in volo” penso, mentre automaticamente alzo il binocolo per osservarlo meglio. Mentre esploro quella strana silhouette, con il capo grosso, le ali scure e una lunga coda nera, la mente ha un sobbalzo che diventa gioia frenetica appena l’immagine si concentra sulla mascherina scura sopra gli occhi. ” Un’averla maggiore!! Non ci posso credere! E' fantastico! Felice, vorrei ammirarla ancora un po’ con il binocolo, ma so di avere pochi istanti, perché l'averla può volar via in qualunque momento, perché è quasi buio, è difficile che stia ancora a caccia. Mentre lei tranquilla, sopra i fili cambia posizione, cerco di passare più velocemente che posso dal binocolo alla macchina fotografica; non essendo una fotografa esperta, opto subito per l’impostazione automatica, temendo di ottenere scene fuori fuoco e quindi ecco uno scatto, poi un altro e un altro ancora, mentre penso che forse sto sbagliando esposizione, perchè la luce ormai è al minimo. Un altro scatto, poi non ho più tempo per altro, perché sento il rumore di un motore che sopraggiunge: vedo l’averla fulminea dirigersi con una diritta traiettoria sopra il campo sottostante e scomparire alla mia vista, mentre l'auto si allontana a forte velocità, con il  conducente ignaro della delusione che in quel momento ha procurato. “Dove si sarà posata? Ove sarà andata? Sarà svernante o solo di passaggio? Da quanto tempo sarà qui? Tra queste domande, continuo a cercarla fino a tardi, inutilmente. Non l’ho più vista, neanche nei giorni seguenti. Questa foto, nata senza pretese, non è solo la testimonianza di un magico incontro, ma anche l’immagine di uno stupore che spero possa trasmettersi inalterato, sapendo quanto rara sia la presenza di questa specie nella nostra regione.

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